IL DECLINO DELL'OCCIDENTE
03 aprile 2025

MENTRE SI CERCA DI SIGLARE LA PACE MATTARELLA SEMINA SEMPRE ZIZZANIA


Una cosa ci sfugge del Presidente Sergio Mattarella: il perché delle sue esternazioni su – o, meglio, dovrei dire “contro” – la Russia in un momento in cui si sta cercando – e a fatica – di chiudere con la pace.  Quella del 5 febbraio a Marsiglia col paragone del Terzo Reich la rammentiamo tutti. Il paragone fu appropriatamente definito “blasfemo” perché, la Russia, il Terzo Reich lo combatté sacrificando oltre 20 milioni di vite e perché fu proprio l’Italia ad essere alleata del Terzo Reich; ma,  soprattutto, il paragone è un falso storico, giacché le aggressioni tedesche dal 1939 in poi furono di natura completamente diverse dall’aggressione russa del 2022: motivata, questa, dalla minaccia alla sicurezza nazionale della Russia, ma dalla conquista dello “spazio vitale” per il popolo ariano, quella. 

Che questa fosse la motivazione del Terzo Reich sta scritto perfino in quel documento (ampiamente datato oggigiorno e di cui non si capisce la riesumazione che se ne sta facendo) noto come «Manifesto di Ventotene», ove gli autori – che scrivevano nel 1941 – lamentavano che «La sovranità assoluta degli stati nazionali ha portato alla volontà di dominio di ciascuno di essi, poiché ciascuno si sente minacciato dalla potenza degli altri e considera suo “spazio vitale” territori sempre più vasti». Insomma, la dottrina – se così possiamo chiamarla – dello “spazio vitale” era – a sentire i redattori di quel Manifesto – roba in auge a quel tempo.

Ma furono, quelle di Marsiglia, parole avventate? Dalle parole dette dopo, sembrerebbe di no. Il 19 febbraio, in visita in Montenegro, dice il Presidente: «È utile ricordare che quando l’Ucraina, con il consenso della Russia, divenne indipendente, all’inizio degli anni ’90, disponeva, nel suo territorio, di una grande quantità di armi nucleari: circa un terzo dell’arsenale nucleare sovietico era in possesso dell’Ucraina nel suo territorio. Su sollecitazione degli Stati Uniti e della Russia, l’Ucraina ha consegnato alla Russia quelle migliaia di testate nucleari di cui disponeva e di cui era in possesso, che l’avrebbero messa al sicuro da ogni aggressione». Intanto, come il Presidente sa – ed infatti è attento a usare le parole – il “possesso” non implica “proprietà”. Inoltre, anche se “sollecitazione” ci fu da parte di Usa e Russia per la restituzione a Mosca dell’arsenale nucleare, non fu per quella sollecitazione che l’Ucraina consegnava le armi, ma lo faceva in ottemperanza di una “solenne” promessa del 16 luglio 1990. Era, quella, una sollecitazione a mantenere una solenne promessa. Che Mosca allocasse il proprio arsenale nucleare ai confini dello Stato (cioè l’Urss) è una cosa ovvia; e lo allocò in Ucraina solo perché l’Ucraina era ai confini dell’Urss. Mattarella commette due gravi errori. Intanto, suggerire che fu un errore il mantenimento di una solenne promessa, rende la sua parola – e con lui quella dell’Italia intera – poco degna di credibilità per il futuro. Inoltre, diffonde inquietudine quando sembra ritenere che possedere armi nucleari sarebbe la strada per conseguire la sicurezza. Auspica, il presidente Mattarella, un mondo dove ogni Paese dovrebbe avere il proprio arsenale nucleare? Sembra di sì, sennò non si capisce perché la cosa dovrebbe valere solo per l’Ucraina. E la cosa è inquietante perché quella di Mattarella all’invasione russa sarebbe stata una risposta nucleare. Che dire? Meno male che le armi nucleari sono oggi nelle mani di capi di Stato con nervi più saldi.

L’8 marzo, all’incontro coi sopravvissuti alle bombe di Hiroshima e Nagasaki, insiste Mattarella: «La Federazione Russa si è fatta promotrice di una pericolosa narrativa nucleare, instillando l’inaccettabile idea che ordigni nucleari possano divenire strumento ordinario nella gestione dei conflitti come se non conducessero inevitabilmente alla distruzione totale». Affermazione che è, non solo, un attacco alla Russia, quanto mai inappropriato in questo momento di trattative per la pace; non solo è fuori contesto visto che, a voler metter i puntini sulle i, a lanciare quelle bombe sui giapponesi furono quelli cui Mattarella s’è alleato in questa guerra d’Ucraina; ma è anche in contraddizione con le parole dette, due settimane prima, dallo stesso Mattarella in Montenegro, ove egli auspicava per l’Ucraina proprio quegli «ordigni nucleari» che invece, due settimane dopo – forse giustamente –  disprezza.

Infine, il 22 marzo, al Forum italiano dell’olio e del vino: «Le risorse alimentari, in tempi come quelli che viviamo, con la guerra ai confini dell’Europa, acquisiscono ancora più valore. Lo abbiamo visto relativamente al grano nella contesa che ha visto l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia». A questo punto, vista l’insistenza, è evidente che le parole sono ponderate e non poco riflettute e, men che meno, avventate. Avrei pertanto una domanda: «Signor Presidente, perché semina zizzania? In mancanza di meglio non potrebbe tacere e lasciar lavorare quelli che stanno cercando di concludere la pace? Magari non ci riusciranno, non lo sappiamo. Ma, almeno, un bel tacer, no? Oppure: c’è un oscuro metodo in questo suo incalzare? 

Visto che ci sono, un ultimo commento alle parole del Presidente, sempre al Forum del 22 marzo: «Nuove nubi, nel frattempo, sembrano addensarsi all’orizzonte, portatrici di protezionismi immotivati, di chiusura dei mercati dal sapore incomprensibilmente autarchico. Commerci e interdipendenza sono elementi di garanzia della pace». Questa dei dazi, annunciati da Donald Trump in linea con la sua politica dell’«America first», è una cosa recente; siccome, però, la pace si interruppe tre anni fa, pare evidente che l’assenza di dazi non ha alcun merito di essere «garanzia» di pace. 

Franco Battaglia

articolo pubblicato sul quotidiano LA VERITÀ il 1° aprile 2025







...







.
.
Informativa
Questo sito fa uso di cookie per migliorare l’esperienza di navigazione degli utenti e per raccogliere informazioni sull’utilizzo del sito stesso.
Utilizziamo sia cookie tecnici sia cookie di parti terze per inviare messaggi promozionali sulla base dei comportamenti degli utenti.
Si possono conoscere i dettagli, consultando la nostra privacy seguendo il link di seguito.
Proseguendo nella navigazione si accetta l’uso dei cookie.
In caso contrario è possibile abbandonare il sito.
Altre informazioni

Ok entra nel sito