SCENARI GEOPOLITICI
02 aprile 2025 CON POSTE ITALIANE LO STATO RIPRENDE IL CONTROLLO DI TELECOM E CACCIA VIA I FRANCESI
Le operazioni che riportano l’Italia ad avere il controllo su TELECOM potrebbero essere parte di una strategia dell’alleanza del governo Meloni con Trump. Di fatto fatto i francesi se ne vanno, vengono cacciati e la compagnia telefonica torna sempre più sotto il controllo del governo attraverso un intervento di acquisto di Cassa Depositi e Prestiti. È difficile da dire ma sembra che la rotta sia quella del ritorno dello Stato che controlla l’economia visto che la grande finanza dell’oligarchia predatoria è sempre più in crisi.
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La lunga saga di Telecom Italia vive un nuovo capitolo con l’ingresso di Poste Italiane nel capitale dell’ex monopolista della rete telefonica nazionale al posto di Vivendi. Come avevamo anticipato nei giorni scorsi discutendo con l’avvocato Luca Picotti, dopo dieci anni di investimento il gruppo fondato dal magnate francese Vincent Bolloré ha iniziato la graduale ritirata dal capitale sociale del gruppo di Via Negri, che sarà sostituito pressoché integralmente da Poste. Già seconda compagnia nel capitale di Tim, con poco meno del 10%, Poste rileverà almeno il 15% di Vivendi e salirà fino al 24,8% delle quote, contribuendo a una presenza non solo segnaletica ma pienamente operativa per riportare di fatto nel perimetro dello Stato, a quasi trent’anni dalla scelta del primo governo Prodi di privatizzarla (1997), una società strategica e intenta a una profonda evoluzione. Che chiavi di lettura si possono dare a questa strategia? Sono almeno tre i livelli di analisi dell’affare Tim.
Le manovre del Tesoro su TimIn primo luogo, lo Stato accetta di riportare nel perimetro delle sue attività una Tim frammentata. L’azione di Poste contribuisce a segnare la definitiva tripartizione del gruppo compiuta per decisione dello Stato. Il Governo Meloni, in continuità con quello di Mario Draghi, ha innanzitutto accettato la scelta del Cda di Tim di vendere la rete primaria e secondaria scorporata nella compagnia NetCo al fondo americano Kkr tra il 2023 e il 2024, aprendo di fatto alla prospettiva che il colosso newyorkese del private equity diventasse la società determinante nella partita italiana della fibra e delle reti, vista la sua parallela partecipazione in Fibercop.
Il Tesoro è stato partner dell’operazione e ha, in seguito, contribuito assieme all’operatore Retelit (controllato dal fondo spagnolo Asterion) a presentare un offerta per Sparkle, la strategica azienda del gruppo Telecom operante nel settore dei cavi sottomarini, che per 700 milioni di euro dovrebbe concretizzarne lo scorporo. Ora arriva la terza mossa della mano pubblica: Poste, controllata per due terzi da Cassa Depositi e Prestiti, la banca pubblica di proprietà del Ministero dell’Economia e delle Finanze, diventerà azionista primario in Telecom/Tim. Tre operazioni per una sostanziale divisione dell’attività: Sparkle potrà godere di vita autonoma, Kkr terrà il controllo dell’infrastruttura col presidio di sicurezza nazionale del capitale pubblico, Tim resterà una compagnia di servizi. |