IL DECLINO DELL'OCCIDENTE
01 marzo 2025 MATTARELLA INVOCA I TRATTATI CHE LO SMENTISCONO TRATTATI INTERNAZIONALI Ascoltiamo sempre con molta attenzione e rispetto le parole del nostro Presidente, Sergio Mattarella. Naturalmente può succedere che a volte esse ci lascino perplessi. Non vogliamo rivangare la cosa del Terzo Reich, talmente madornale da essere stata definita, appropriatamente, blasfema. Pochi giorni dopo, lo stesso Mattarella ha smorzato i toni bellicosi e ha invece posto l’accento sull’«invito del rispetto del Diritto internazionale» e sul fatto che la «ferma, vigorosa affermazione sui principi della Carta dell’Onu, è stata la base che l’Italia, con la Unione europea e con gli Stati Uniti, ha assicurato all’Ucraina». Il fatto è che tutto quanto scritto nei Trattati internazionali si ispira alle più nobili intenzioni sovvenute alla mente di chi li ha scritte. Rinfreschiamoci la memoria e, per riscaldarci, cominciamo col Diritto di casa nostra. La nostra Costituzione, il cui custode e garante è proprio il Presidente, recita all’articolo 11: «L’Italia ripudia la guerra come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali». Ora, la legge non ammette ignoranza e, a questo scopo, deve essere scritta in modo da essere compresa da chiunque abbia fatto la scuola dell’obbligo, cosicché ci prendiamo la libertà di esprimere cosa comprendiamo, anche se non siamo costituzionalisti. Innanzitutto, l’Italia si impegnerebbe a non dichiarare mai la guerra a nessuno perché, ove avesse mai rimostranze verso qualcuno, cercherebbe di risolvere ogni controversia in altri modi, ma non certo con la guerra che, appunto, «ripudia». Naturalmente, questo non vuol dire che l’Italia non si impegnerà mai in una guerra ma, da quel che capiamo noi, lo farebbe solo se attaccata da qualcuno. Nel caso della controversia tra Russia e Ucraina, la prima ha deciso di risolverla con la guerra; poi, Regno Unito e Stati Uniti han deciso di immischiarsi alimentandola vieppiù, e a essi s’è accodata la Ue senza che l’Italia rammentasse dagli scranni di Bruxelles che la nostra Costituzione ci vietava di intervenire. Forse che una votazione a Bruxelles ha prevalso sulla Costituzione più bella del mondo? Fosse così, sarebbe un’altra prova della fregatura che abbiam preso ad esserci legati mani e piedi alla Ue ove, a quanto pare, la nostra Costituzione non vale il peso della carta ove è scritta. Se invece così non fosse, allora Sergio Mattarella cortesemente ci chiarirà come si concilia quell’articolo 11 col bellicismo di questi tre anni. E, per non stare a polemizzare, evito di approfondire la questione coi fatti di Serbia e di Libia. Passando ai Trattati internazionali sventolati dal nostro Presidente, come più volte abbiamo osservato, nel 1990 l’Ucraina aveva promesso «solennemente» che sarebbe stata neutrale. Senonché, un principio fondamentale del Diritto internazionale è il rispetto degli impegni. L’articolo 26 della Convenzione di Vienna sul diritto dei trattati (23 maggio 1969) ripete un concetto fondamentale del Diritto romano: «Pacta sunt servanda». E, parlando di patti, fu la Nato che nel 1999 cominciava a non rispettare quello di 10 anni prima di non allargarsi oltre a est delle due Germanie riunite. L’articolo 1 di questo Trattato, inoltre, stabilisce che «tutti i popoli hanno il diritto all’autodeterminazione», un diritto confermato anche negli articoli 1 e 73 della Carta-Onu, ove l’autodeterminazione dei popoli è principio fondamentale; anzi, «le Nazioni hanno l’obbligo di sviluppare l’autogoverno delle popolazioni». I russofoni della Crimea e del Donbass costituiscono certamente un “popolo” diverso da quello ucraino – e questo per ammissione stessa degli ucraini che hanno sentito il bisogno di promulgare leggi speciali a protezione della propria identità. Allora, così come nel 1991 si riconosceva al popolo ucraino il diritto di separarsi dalla Russia, allo stesso modo nel 2014 si sarebbe dovuto riconoscere di separarsi dall’Ucraina al popolo russo d’Ucraina, nel momento in cui questo reputava impossibile la continuazione della convivenza col popolo ucraino. L’Onu, però, ha deluso la popolazione russa della Crimea e del Donbass: avrebbe dovuto favorire e monitorare i referendum del 2014 per accertarsi della consistenza numerica della volontà di autodeterminazione (che comunque fu del 90% e oltre). Invece si voltò dall’altra parte, per usare, mutatis mutandis, un’espressone di Mario Draghi del 2022. L'articolo 2 della Carta-Onu stabilisce che le Nazioni «devono risolvere le loro controversie internazionali con mezzi pacifici» e «devono astenersi nelle loro relazioni internazionali dalla minaccia e dall’uso della forza, in modo che la pace e la sicurezza internazionale non siano messe in pericolo». Non vedo come non possa considerarsi una minaccia la mossa di violare il patto del 1989 di non allargamento della Nato a est, addirittura spingendosi fino agli Stati del Baltico: perfino Joe Biden, nel 1997, ammetteva che la cosa era una minaccia che avrebbe provocato una reazione ostile da parte di Mosca. Si potrebbe argomentare che anche le sanzioni imposte alla Russia dal 2014 furono “uso della forza” in violazione dell’articolo 2 della Carta dell’Onu. Ancora: l’articolo 20 del Patto internazionale sui diritti civili e politici (16 dicembre 1966), stabilisce che: «1) Qualsiasi propaganda a favore della guerra è vietata dalla legge; 2) Qualsiasi appello all’odio nazionale, razziale o religioso che costituisca incitamento alla discriminazione, all’ostilità o alla violenza deve essere vietato dalla legge». Ebbene, in piena violazione di questo articolo di un Trattato internazionale, durante questi tre anni, politici e mezzi di comunicazione si sono molto impegnati in un'irresponsabile propaganda bellica e russofobica, e molte istituzioni hanno rasentato il grottesco nel bandire da eventi internazionali ballerini, direttori d’orchestra, tennisti, calciatori; e, questo, per il solo fatto che fossero russi o bielorussi. Allora, Presidente Mattarella, prima di scagliare pietre contro il peccato della Russia (che pur ha violato il Diritto internazionale – anche se, a dirla tutta, sulla questione in parola aveva per 8 anni cercato, invano e inascoltata, di far valere le proprie ragioni con gli strumenti che la diplomazia le consentiva), sarebbe bene che l’Occidente sedicente democratico si accerti di non commettere, esso, gli stessi peccati che addebita ad altri. Franco Battaglia Articolo pubblicato sul quotidiano LA VERITÀ il 28 febbraio 2025 ... |