IL DECLINO DELL'OCCIDENTE
25 febbraio 2025

L'ERRORE DI ZELENSKY, IL GRILLO UCRAINO, È DI AVER CREDUTO ALLE BUGIE DI BIDEN

GUERRA O PACE


Guerra o pace? Pace, ovvio, direte voi. Ma non tutto quel che è ovvio è necessariamente vero. Perseguire la pace senza-se-e-senza-ma è un’idea che cozza con la realtà della ineluttabile imperfetta natura umana, e dal perseguire un’idea che cozza con la realtà non vien fuori nulla di buono. Allora dovremmo concordare quando possiamo accettare, anche se a malincuore e con dolore, una guerra. Io direi quando essa è stata inevitabile. “Inevitabile” è, quindi, la parola-chiave. 


A proposito di parole, le guerre possono cominciarsi o, comunque, alimentarsi, anche con le parole. Facciamo alcuni esempi. Recentemente Donald Trump ha apostrofato Volodymyr Zelensky chiamandolo «dictator without elections» e «a modestly successful comedian». Poteva ben evitarlo, ma credo sia un segno dei tempi e, forse, un prodotto indesiderato della democrazia, dove si può andare al potere anche senza alcun addestramento a stare alla guida di un Paese e ad avere rapporti coi propri pari. Penso qui a Luigi Di Maio, che apostrofò Vladimir Putin «un animale» (ma il pover’uomo era passato, dalla sera alla mattina, dall’essere nulla a essere nostro Ministro agli Esteri). Sorprendente, invece, è stato lo scivolone di Sergio Mattarella, quando ha detto che «l’odierna aggressione russa dell’Ucraina è della stessa natura della guerra di conquista che fu il progetto del Terzo Reich in Europa». Ed è sorprendente non solo perché la Russia il Terzo Reich lo combatté e ci rimise oltre 20 milioni di vite (da cui la corretta parola “blasfemia” che tanto ha indignato le nostre anime belle); o perché, ad essere pignoli, era proprio l’Italia ad essere alleata del Terzo Reich. Ma è sorprendente perché – è un fatto storico – l’aggressione russa del 2022 è di natura completamente diversa da quella che fu l’aggressione del Terzo Reich. Motivata, questa, dalla conquista dello spazio vitale per il popolo tedesco e dalla malata volontà di far pulizia etnica, l’aggressione di Putin è invece motivata dalla inevitabile (a breve vedremo perché inevitabile) reazione ad una minaccia alla sicurezza nazionale della Russia. Parimenti, Zelensky avrebbe potuto ben evitare di accusare Trump di «vivere in una bolla di disinformazione russa», come se il presidente americano attingesse a Tiktok per acquisire informazioni. Insomma, un profluvio di parole bellicose e, sicuramente, evitabili.


Vediamo ora se la guerra intrapresa dalla Russia il 24 febbraio 2022 rientra nei canoni che ci siamo dati di accettabilità di una guerra. In breve: quell’invasione fu inevitabile? Naturalmente, per essere assolto, Putin direbbe di sì. Ma questi è di parte e non vogliamo ascoltarlo. Il fatto è che è proprio la controparte a dire “inevitabile” la reazione della Russia. Lo disse proprio Joe Biden nel 1997, a Washington, ad una Conferenza della Nato: «per provocare una reazione ostile da parte della Russia basta che ammettiamo nella Nato gli Stati del Baltico». Da allora in poi ogni azione è stata in preparazione di codesta inevitabile reazione ostile. Cionondimeno, la Russia ha mantenuto saldi i propri nervi: non ci fu alcuna reazione ostile, nel 2004, quando Estonia, Lituania e Lettonia entrarono nella Nato. Di tutta evidenza, i Luigi-Di-Maio non hanno posto ai vertici della dirigenza di Russia che, formata in scuole diplomatiche d’alto livello, sa distinguere le promesse verbali dagli impegni scritti. Incassa i tradimenti delle prime, magari borbottando (chiedeva Putin nel 2007: «contro chi vi state armando?»). Sui secondi fa sul serio: di tutte le repubbliche socialiste sovietiche, quella d’Ucraina è l’unica ad aver solennemente dichiarato, nero su bianco, che avrebbe mantenuto la neutralità militare. In cambio, avrebbe mantenuto una gran copia di territori che la repubblica socialista sovietica di Russia aveva traferito a quella d’Ucraina. Insomma, la “guerra di Putin” è stata inevitabile per ammissione di chi (in questo caso, Biden) ha sostenuto l’aggredito. 


È a questi, poi, che Trump ha addebitato l’inizio del conflitto. Come dar torto al neo-presidente americano? Dovere del presidente ucraino sarebbe stato difendere gli interessi del proprio popolo e resistere alle sirene occidentali. La carriera politica di Zelensky è parallela a quella di Beppe Grillo, con la differenza che mentre il comico italiano ha avuto la decenza di stare fuori dalla stanza dei bottoni, piroettandoci dentro lo studente di scienze politiche Luigi Di Maio, quello ucraino è andato fino in fondo. Forse era ignaro di quella solenne promessa, sennò non si capisce la sua pervicacia a voler entrare della Nato. Chi si meraviglia delle parole di Trump, potrebbe riflettere sul fatto che se le sirene occidentali stanno a Zelensky come il Gatto e la Volpe stanno a Pinocchio, fu quest’ultimo ad esser messo in prigione. 


Passando ora dalla guerra alla pace, siccome siamo in un’epoca in cui ad andar di moda sono le “buzz word”, quella in proposito è: vogliamo una pace “giusta”. Nessuno di quelli che hanno nominato la parola s’è però attentato a chiarire cosa intendesse. Il fatto è che nelle cose di guerra ciò che era giusto ieri, nel 2022, può benissimo essere diverso da ciò che è giusto oggi, nel 2025. Se la Russia ha tutti i torti – e, rammento, abbiam cominciato ammettendo che i torti sono tutti dalla parte di chi comincia una guerra che invece è evitabile – allora l’unica cosa giusta è che essa restituisca tutti i territori all’Ucraina, Crimea compresa, e ripaghi tutti i danni di guerra. 


Senonché, per ammissione dell’alleato dell’aggredito, la reazione ostile della Russia era ben prevedibile, cioè inevitabile. E, se è il senso di giustizia che s’invoca, allora i risarcimenti di guerra sono un onere di chi ha reso inevitabile la guerra. Come dice Trump, questa guerra non doveva neanche cominciare, e chi l’ha fatta cominciare non è stato il primo carrarmato russo che il 24 febbraio 2022 valicò il confine, ma colui che – unico col potere di impedirlo – rese quel passo inevitabile, e si chiama Volodymir Zelensky.


Franco Battaglia



Articolo pubblicato sul quotidiano LA VERITÀ il 25 febbraio 2025








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