Ambientalismo
31 dicembre 2024

L'ALLARMISMO CLIMATICO AMBIENTALISTA RISALE AL 1922
Sono 102 anni che ci dicono: DOBBIAMO FARE PRESTO

Quel che segue è una segnalazione, doverosa, che rispettosamente indirizzo al presidente Sergio Mattarella affinché egli, dall’alto della sua autorità, solleciti la Commissione della Ue ad agire in fretta. Ecco qua. 


«L'Oceano Artico si sta riscaldando, gli iceberg sono sempre più rari e in alcuni luoghi le foche trovano l'acqua troppo calda, secondo quanto riferito ieri al Dipartimento del Commercio dal Consolato di Bergen, in Norvegia. I rapporti dei pescatori, dei cacciatori di foche e degli esploratori indicano tutti un cambiamento radicale delle condizioni climatiche e temperature senza precedenti nella zona artica. Le spedizioni esplorative riferiscono di non essersi praticamente imbattuti in ghiacci fino a 81 gradi e 29 primi a nord. I rilevamenti a 3.100 metri di profondità hanno mostrato che la corrente del golfo è ancora molto calda. Grandi masse di ghiaccio sono state sostituite da morene di terra e pietre – continua il rapporto – mentre, in molti punti, ben noti ghiacciai sono completamente scomparsi. Nell'Artico orientale si trovano pochissime foche e nessun pesce bianco, mentre nelle vecchie zone di pesca delle foche si incontrano vasti banchi di aringhe e alici di fiume che non si erano mai spinti così a nord». 


Dal Washington Post del 2 novembre 1922.


Dimenticavo di dire che l’allarme risale a 102 anni fa: riportato dalla “Associated Press” fu pubblicato sul Washington Post del 2 novembre 1922. Un giorno che è ad un tempo evocazione e monito per la vita di tutti noi e del pianeta intero. Bisogna agire in fretta giacché, come allora, ancor oggi stiamo giocando col fuoco. Fino a quegli anni, infatti, le auto erano state principalmente elettriche, ma presto sarebbe arrivata la sciagura delle auto a benzina, che avevano cominciato a far capolino da qualche lustro e nel 1922 erano già 20 milioni nel mondo. La correlazione è troppo forte per essere casuale, ce lo dice la scienza.  Passare da zero auto a benzina a 20 milioni in pochi anni non poteva restare senza conseguenza. Ci fosse stato, allora, un principio di precauzione, le auto a benzina sarebbero state bandite. Ma oggi non abbiamo scusanti: il principio di precauzione c’è e non possiamo permettere una ulteriore riduzione della popolazione delle foche e dei pesci bianchi e neanche il disorientamento delle aringhe che, ignare, si spingono sempre più su, ad invadere le acque del nord. 


Come fosse un virus letale, l’auto a benzina s’è moltiplicata, oggi, di 1000 volte rispetto ad allora: pertanto l’allarme è, oggi, 1000 volte più serio di allora e, come vuole una consolidata e inoppugnabile logica, i tempi concessici per agire sono 1000 volte più brevi (o più lunghi? Boh, non lo so, la matematica non è il mio forte, lo confesso; ma se chiediamo agli esperti essi daranno certamente la risposta).


Siccome delle 20 milioni dette, ben 15 milioni di auto erano negli Stati Uniti, dobbiamo pretendere dagli americani il pagamento dei danni denunciati dal Washington Post: sarebbe auspicabile che la Commissione Ue calcoli l’ammontare del danno di allora e lo rivaluti con gli interessi e la svalutazione. Si apra quindi un fondo a favore di tutti i popoli danneggiati e, per garantire la massima trasparenza, si affidi all’Onu il compito della gestione del fondo.


Anzi, l’Onu potrebbe istituire un comitato – parallelo a quello sul clima (Ipcc) – che potrebbe chiamarsi Iaea (International agency electric automobiles). E poi si potrebbero istituire apposite Nuove Conferenze delle Parti (suggerisco il nome di Neocop) che, proprio come le ormai ben consolidate Cop, potrebbero riunirsi ogni anno. Il proposito di codeste Neocop sarà di raggiungere l’accordo planetario di ridurre, fino ad azzerare, le auto a benzina, in perfetta sintonia con le Cop che hanno il proposito di centrare l’obiettivo di ridurre, fino ad azzerare, le emissioni di CO2. L’obiettivo delle Cop non è stato centrato – per la verità, ahimè, neanche sfiorato, anzi le emissioni sono aumentate – ma, come si dice, l’importante è partecipare, non vincere. E comunque, con codesta partecipazione si sono creati nel mondo milioni di posti di lavoro e si è attenuata la disoccupazione: basti pensare a quanti sfaccendati si tengono impegnati a sbrigare le loro sfaccende nelle Cop. Col nuovo anno le Cop giungeranno alla loro 30ma edizione (e sicuramente arriveranno alla 31ma, visto che chi ha fatto 30 può ben far 31). Cosicché le Neocop hanno una lunga vita avanti a sé e si farebbe bingo sul fronte della lotta alla disoccupazione.


Quanto alla proposta Iaea, essa esiste già come International atomic energy agency, cosicché non serve crearne una nuova. Basta cambiare il senso dell’acronimo. È una pratica consolidata: per esempio, la BP, British petroleum, pur mantenendolo, gli ha appioppato il significato di Beyond petroleum, anche se, a dire il vero, come sotto il vestito non c’è niente, anche oltre il petrolio non sembra esserci niente in casa BP. Ma, di nuovo, quel che conta è lo spirito, che è forte, anche se la carne resta debole.


Comunque sia, l’allarme del 1922 è rimasto immutato, a riprova di quanto grave esso sia e di quanto in fretta abbiamo il dovere di agire. Le ho dato così, Presidente Mattarella, uno spunto per il suo discorso di fine anno. Non ci deluda: lo chiedono le nuove generazioni cui abbiamo rubato il futuro. Facciamolo per i nostri figli. E a chi non ha figli dico: agite per le foche.


Franco Battaglia


Articolo pubblicato sul quotidiano LA VERITÀ il 31 dicembre 2024







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