Ambientalismo
24 dicembre 2024

L'ENERGIA RINNOVABILE NON HA SOSTITUITO NEPPURE UN WATT DI QUELLA TRADIZIONALE
TRANSIZIONE, UNA PAROLA DA CAMBIARE

Più che tragedia finita a tarallucci e vino, questa della transizione energetica è ormai una barzelletta. Se mi si chiede il motivo, la sola risposta che riesco a trovare è l’uso improprio della scienza per torbidi scopi: troppi sono quelli il cui stipendio dipende dalla menzogna climatica, troppe le carriere politiche e le carriere accademiche su essa costruite. Una menzogna più difficile da estirpare di un cancro inguaribile.

Proviamo a giocare a botta-e-risposta. Dal 1850 immettiamo CO2 in atmosfera? Sì. La CO2 è un gas serra? Sì. Il pianeta si sta riscaldando? Sì. È la CO2 la causa del riscaldamento? No, per almeno tre motivi: 1) il pianeta si sta riscaldando dal 1690, non dal 1850; 2) rispetto all’effetto serra, l’atmosfera dell’era pre-industriale era già satura di CO2 (aggiungerne altra non aumenta l’effetto serra); 3) negli anni successivi al 1850 le emissioni sono cresciute senza sosta ma, negli anni detti, il clima ora riscaldava ora rinfrescava. Dobbiamo allarmarci oggi per il riscaldamento? Non più che i nostri antenati: negli ultimi 10.000 anni di storia del clima, la Terra ha sperimentato otto cicli di riscaldamento e raffreddamento e le temperature erano più alte di oggi anche quando i livelli di anidride carbonica erano inferiori.

Cionondimeno, negli anni Settanta nasceva il global cooling, un allarme che, come per incanto, diventava global warming negli anni Ottanta.  A dire il vero, il Primo rapporto dell’Ipcc del 1990 osservava che «la Terra si sta riscaldando, ma non a causa delle attività umane».  Fu al Vertice della Terra di Rio del 1992 che si impose l’idea che la CO2 antropica fosse la responsabile. Oggi sappiamo che l’imposizione fu una impostura di Al Gore, che decideva di giocarsi la propria carriera politica promettendo di salvare addirittura l’intero pianeta. L’allarme era una panzana, ma a quel tempo tutti la bevvero, e nel 1995 istituirono le Cop. Negli anni successivi fu messo nero su bianco il Protocollo di Kyoto, ironicamente proprio quando iniziavano due lustri di iatus climatico e oltre 30.000 scienziati statunitensi presentavano la “Oregon petition“, ove si ribadiva l’inesistenza di prove a sostegno della congettura dell’origine antropica del riscaldamento globale.

L’allarme riscaldamento-del-clima si trasformava così in allarme cambiamento-del-clima, ma il salvataggio del pianeta doveva comunque rimandarsi, giacché Al Gore perdeva le elezioni del 2000, vinte da George W. Bush che cestinava il Protocollo di Kyoto, seguìto a ruota da Canada, Giappone e Russia, lasciando l’Europa col cerino in mano ma con immutata voglia di stravaganze: nel 2008 la Ue rilanciava approvando il pacchetto 20-20-20 detto “per il clima”. Di cui il clima medesimo s’è infischiato.

A dispetto di alcuni scandali che fecero vieppiù emergere la menzogna – il più famoso dei quali, il Climategate del 2009, è stato insabbiato nel dimenticatoio – nel 2015 fu approvato il più grottesco degli Accordi, manco a dirlo a Parigi, ove l’umanità prometteva di regolare a propria discrezione un immaginario termostato, montato chissà dove, di cui la Terra sarebbe dotata. Non ridete: la precisione promessa è alla prima decimale: 1.5 gradi. Provateci col tinello di casa vostra, e buona fortuna.

Barack Obama apponeva la firma americana agli Accordi, ma nel 2017 Donald Trump li denunciava come «costosissima bufala» e ritirava la firma del predecessore. Poi, sebbene duemila scienziati, tra cui due premi Nobel della fisica, avessero nel 2019 sottoscritto la Petizione-Clintel “Non c’è alcuna emergenza climatica”, nel 2021 Joe Biden la rinominò crisi climatica, la elevò a crisi esistenziale, e rimise la propria firma sugli Accordi di Parigi, facendo pagare ai contribuenti americani mezzo trilione di dollari in finanziamenti federali alle tecnologie energetiche presunte verdi, col risultato di ottenere durante il suo mandato un 8% di inflazione, ereditata da Trump all’1%. Chissà perché si son tutti meravigliati della vittoria di Donald.

Questo shilly-shally americano non è ancora finito: durante la campagna elettorale Trump rinnovava la precedente denuncia dichiarando che avrebbe utilizzato tutte le fonti energetiche a basso costo disponibili per rilanciare l'industria manifatturiera americana. Lo slogan del suo programma – «Drill, baby, drill», irriverente, sessista, e con evocazioni pornografiche quanto volete – è inequivocabile.

Ad aggiungere benzina sul fuoco arriva la recente Cop29 di Baku ove, in contrasto con lo scopo primario delle Cop di ridurre l’uso dei combustibili fossili, il presidente Azero Ilham Aliyev ha celebrato il valore di carbone, petrolio e gas naturale elevandoli a «doni di Dio». Concedetemi un minimo di narcisismo e di esprimere la mia personale soddisfazione, visto che da 25 anni esorto, pur sbeffeggiato da destra e da manca, a «ringraziare Dio di esser nati nell’era dei combustibili fossili». È vero che la Cop29 s’è conclusa con la promessa che i Paesi sviluppati forniscano ai sottosviluppati 300 miliardi di dollari all'anno in finanziamenti per il clima, ma i Paesi sviluppati non hanno mandato delegazioni a quella Cop: non Stati Uniti, Canada, Giappone, Germania e Francia; e neanche Argentina, Cina e India, tutte impegnate ad aumentare le emissioni.  

Dov’è la barzelletta? Essa è dove leggo che qui in Ue alcuni insistono che debba perseguirsi una “transizione” di cui, tuttavia, dopo trilioni di euro spesi, non si vede neanche l’ombra. Negli ultimi vent’anni il mondo ha installato oltre 2000 GW di eolico e fotovoltaico ma, a fronte di cotanto sforzo, non ha chiuso neanche un singolo watt a carbone, gas o petrolio. Tutti cadono dalle nuvole, sebbene ci siano banali ragioni tecniche più volte inutilmente qui segnalate. Un fatto è certo: quegli impianti alternativi si sono semplicemente aggiunti a quelli che si fantasticava di chiudere. Insomma, non c’è alcuna “transizione” e la parola dovrà essere cambiata: vediamo cosa s’inventano.

Franco Battaglia


Articolo pubblicato sul quotidiano LA VERITÀ il 24 dicembre 2024







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