ASIA OCCIDENTALE
09 giugno 2024 DANIELLA WEISS, LA PASIONARIA DEI COLONI DI ISRAELE ![]() Non ha l’aspetto di un’estremista, né quello di una leader politica su posizioni radicali. Appare più come una donna comune, di mezza età. Eppure, il profilo e la storia personale di Daniella Weiss, nata nell’agosto del 1945 nelle vicinanze di Tel Aviv, tre anni prima della costituzione dello Stato di Israele, non lascia spazio a dubbi. Oggi rappresenta una delle espressioni più nette della politica dell’estrema destra israeliana. Si definisce un’attivista, una sionista, una guida e una delle figure più influenti del movimento dei coloni, ma è soprattutto una delle voci più ascoltate attualmente dal Governo (in particolare dal ministro della Sicurezza nazionale, Itamar Ben-Gvir) non solo quando si parla di insediamenti, ma anche quando si discute di scelte politiche più ampie. È spesso definita la madrina degli esponenti del movimento degli insediamenti sionisti ortodossi, che segue da anni, aiutandoli a sistemarsi nelle zone della Cisgiordania, e la sua storia politica inizia circa 50 anni fa, quando all’idea di creare nuove aree abitative (spesso illegali) ha fatto poi corrispondere, nel tempo, un’azione concreta. E promette di continuare a farlo, portando intere comunità ebraiche a Gaza. In una recente intervista rilasciata alla giornalista Francesca Mannocchi ha detto: “Gli arabi non staranno nella Striscia, questa volta è finita: il prossimo passo è che gli ebrei vadano là”. E alla domanda sul perché parli sempre e solo di arabi e mai di palestinesi, Weiss ha risposto: “I palestinesi sono un’invenzione moderna, non hanno una storia, mentre noi ne abbiamo una millenaria. Perciò, non accetterò questa invenzione. Se ci fosse uno Stato palestinese in Siberia o Islanda, lo lasceremmo stare, ma non nel luogo dove noi abbiamo la priorità”.
Le origini e la storia familiareNata a Bnei Brak, centro dell’ebraismo Haredi (una forma molto conservatrice dell’ebraismo ortodosso), Weiss è stata educata da un padre di origini statunitensi e da una madre nata in Polonia e cresciuta in Palestina fin dai primi anni di vita. Secondo alcune fonti, i suoi genitori, conservatori ma non ultrareligiosi, sono stati militanti del Lehi Underground Movement, l’organizzazione paramilitare ebraica fondata da Avraham Stern, che come confermato da Weiss stessa ha fatto da sfondo a tutte le sue imprese comunitarie (e, probabilmente, ha contribuito attivamente alla sua coscienza politica). Weiss, che prima ha frequentato una scuola religiosa a Ramat Gan, prendendo parte ad Atuda, un programma delle forze di difesa israeliane che consente ai diplomati delle scuole superiori di rinviare la leva e frequentare l’Università prima del servizio militare, si è poi formata alla Bar-Ilan University. La politica e l’attivismoWeiss ha iniziato a fare politica negli anni Settanta, nel movimento ultranazionalista israeliano Gush Emunim, che accoglieva attivisti di destra, impegnandoli in un’azione determinata a stabilire insediamenti ebraici in Cisgiordania. Lasciata Tel Aviv, insieme al marito e alla famiglia scelse di trasferirsi in una base militare abbandonata a Kadum (l’attuale Kedumim). Nel 1973, dopo la guerra dello Yom Kippur, incontrò Rabbi Moshe Levinger che divenne il suo mentore. Tra il 1984 e il 1988, Weiss è stata segretaria generale del movimento Gush Emunim e tra il 1996 e il 2007 è stata eletta due volte sindaca di Kedumim (dove vive tuttora), insediamento che contribuì a fondare insieme al marito e ad altri membri del movimento. Durante i suoi due mandati da prima cittadina, Kedumim si è espansa fino a includere 13 quartieri separati e una zona industriale.
Il movimento Nachala Nel 2007, Weiss, insieme ad altri membri del movimento, tra cui Levinger, ha fondato il Nachala Settlment Movement, di cui è diventata direttrice, che ha un sito internet a cui chiunque può accedere e che esplicita i suoi obiettivi in maniera cristallina. Il linguaggio del sito è piuttosto friendly, contrariamente ai concetti radicali che lei stessa chiarisce durante i comizi pubblici o nelle interviste. Nel sito, infatti, si legge che Nachala (parola che significa “eredità”) organizza gruppi di giovani coppie il cui obiettivo è quello di fondare nuove comunità “in Giudea e in Samaria” (e l’utilizzo dei nomi della Torah non è casuale). “Ogni gruppo è composto da 15-25 famiglie che intendono stabilirsi nelle seguenti località (dal Nord della Samaria al Sud della Giudea): Aniam, Tirtza, Regev, Shalem, Eviatar, Nir Ya, Shacharit, Har Elisha, Yad Yair, Mevasseret Adomim, Ma’alot Halhul, Mitzpe Ziv e molti altri”, c’è scritto sulla piattaforma, sottolineando come lo scopo sia sempre stato quello di portare più gruppi possibili nei territori. In questo contesto, la religione si intreccia profondamente con il quotidiano, perché il riferimento a un luogo che spetta di diritto è frequente (sia sul sito di Nachala, sia nelle esternazioni pubbliche della sua direttrice). In un articolo pubblicato dalla Cnn, a marzo, si leggeva che già 500 famiglie si erano iscritte per reinsediarsi attraverso Nachala (che riceve già il sostegno di alcuni gruppi negli Stati Uniti, tra cui Americans for a Safe Israel). Secondo la testata americana, delle oltre 12 organizzazioni che spingono per il ripristino degli insediamenti a Gaza, Nachala è la più nota, probabilmente per l’influenza che la personalità di Weiss riesce a esercitare, avendo guidato il movimento da decenni.
Il futuro di Gaza secondo WeissSempre in alcune interviste recenti (sia a Cnn, sia a Mannocchi) Weiss ha rivelato di non aver avuto in mente “alcuna idea di nuovi insediamenti fino al 7 ottobre”, ma che da quel momento la sua vita era cambiata: “Mi sono detta, da oggi in poi dedicheremo la nostra vita per rendere tutta Gaza ebrea. Come lo faremo? Ho 50 anni di esperienza nel rendere le colline popolate da comunità ebraiche. Faremo lo stesso a Gaza”. Per Weiss sembra non esserci spazio, nella Gaza di un futuro dopoguerra, per gli abitanti attuali che la popolano e che da mesi sono sottoposti a bombardamenti, sono sfollati e costretti a lasciare le loro case e la loro storia. Lo esprime, da tempo, con chiarezza, come per esempio quando ammette e conferma, con forza, l’idea che i palestinesi vadano altrove e che diventino dei rifugiati. Il suo posizionamento radicale è stato considerato a lungo una forma di estremismo in Israele, ma dall’attacco di Hamas del 7 ottobre la sua posizione sembra farsi più spazio a vari livelli, nella società. In un articolo uscito sul Guardian nel 2007, veniva chiarito come Weiss non parlasse di “un’occupazione” ma utilizzasse la parola “liberazione” per i territori conquistati da Israele nella Guerra dei Sei giorni. La riappropriazione della terra è sempre stata per lei un “diritto storico” e religioso.
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