Riprendo questo articolo di Blondet con un ricordo personale
Insieme
ad altri amici distribuimmo un volantino al festival dell’unità al
Parco Sempione a Milano nel settembre 1979.
Titolo
del volantino: AMENDOLA E NAPOLITANO AGENTI DELLA CIA.
Scoppiò
il finimondo. Fummo costretti subito a fuggire. Ci salvammo per
Divina Provvidenza, perché mentre il nutritissimo servizio d’ordine
del PCI ci inseguiva per massacrarci (noi eravamo solo 5 in tutto –
due maschi e tre femmine), incontrai un mio compaesano carabiniere
che stava prestando servizio proprio lì, al festival, insieme ad un
foltissimo gruppo di suoi colleghi in tenuta anti sommossa.
***
Maurizio
Blondet
Caduto
il Muro, davanti al PCI si apriva l’abisso. Rischiava sparire e
diventare impresentabile anche il partito comunista più grosso
dell’Occidente, con tutta la sua rete di solidi interessi. Come gli
fu restituita la verginità agli occhi dell’Occidente? Un mio
articoletto di allora:
Ricordo
ancora con ammirato stupore la disinvolta velocità con cui Occhetto,
capo dell’allora più grosso partito
comunista d’Occidente, che viveva di pagamenti da Mosca, si recò
in visita dal miliardario ‘canadese’ Edgar Bronfman capo del
Congresso Ebraico mondiale, per fare sdoganare sé e il PCI presso i
poteri del capitalismo globale. Bronfman, che oltre che padrone della
Seagram (Whisky) era anche insignito dal regime della Germania Est
della massima onorificenza comunista, la Stella dell’amicizia
dei Popoli,
aveva già reso lo stesso servizio a Gorbaciov;.
Edgard
Bronfman fece avere all’URSS di Gorbaciov lo status di “nazione
più favorita” ossia dazi di favore dagli Usa, nonché
l’abilitazione dei media occidentali come progressista e liberal
non più comunista, in cambio della libera emigrazione di milioni di
ebrei sovietici in Israele: la forte colonia russa nello Stato
sionista risale a quell’affare.
Poche
ore dopo l’incontro col miliardario ebreo – maggio 1989 –
Occhetto fu fatto incontrare (cito da Repubblica)
“con David Rockefeller”, fu intervistato dai “ due maggiori
quotidiani Usa: il Washingon
Post e
il New
York Times”,
rese omaggio “al cimitero di Harlington, dove riposano i fratelli
Kennedy, e al monumento ai caduti del Vietnam”, e poi fu impegnato
in “una fitta serie di colloqui con esponenti del Congresso” Usa.
Tenne anche “conferenze pubbliche al Carnegie Endowment for Peace
di Washington, e al Council on Foreign Relations”.

Comunisti a Washington, 1989
Penso
sia inutile precisare che in quel fruttuoso viaggio, Occhetto fu
accompagnato da un solo altro esponente del comunismo: Giorgio
Napolitano. Ne uscì, lui e il partito, candeggiato e legittimato a
prendere il potere in Italia al posto della DC: ovviamente
dopo libere
elezioni.
Aiutato, è vero, dalla valorosa magistratura che, con geometrica
sincronicità, gli spazzò via i partiti potenzialmente concorrenti,
la DC di Andreotti e Forlani e il Psi di Craxi con la leggendaria
operazione “Mani Pulite”.
http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1989/05/16/la-missione-di-occhetto.html
Fu
il più acrobatico e ammirevole salto sul carro del vincitore cui
abbia assistito nella mia vita. Abbandonata la classe operaia alla
grandine della globalizzazione e alla concorrenza dei salari cinesi
messicani, romeni – la deindustrializzazione, il massacro salariale
del ‘proletariato’ – , il PCI si dedicò a difendere “minoranze
oppresse” più comode: i finocchi, e i parassiti pubblici,
anzitutto, ossia le lucrose cariche di sottogoverno che occupò
totalmente..
Ma
il punto veramente stupefacente fu il nuovo atteggiamento dei
dirigenti e della “cultura di sinistra” al completo: il comunismo
e la sua storia di sangue e di gloria, non
li riguardava più.
I suoi delitti, i milioni di morti – crimini che i dirigenti PCI e
i suoi intellettuali organici avevano giustificato, anzi rivendicato
come necessari passi della “dittatura del proletariato”
nell’avanzata verso la “società senza classi” in mezzo secolo
di dibattiti e scontri dialettici (e fisici) con noi anticomunisti –
non avevano più niente a che fare con loro.
Per
anni ed anni, essere comunisti o compagni di strada, è stato di
moda.
Era “attuale” e moderno, faceva
stile essere
rosso.
Da
allora, a nessuno di essi è mai capitato di usare il linguaggio
marxiano: ed è gente che per anni ha frequentato la “scuola di
formazione politica alle Frattocchie”, dove di quel linguaggio, e
di quella filosofia si veniva imbevuti. Erano diventati un foglio
bianco.
A
me è capitato di citare Marx, di difendere la sua critica al
capitalismo globale (una pars
destruens veramente
profetica); a loro, mai. D’Alema bombardava l’antico compagno
Milosevic con la NATO, e si comprava lo yacht da regate da un paio di
miliardi di lire, come se mai avesse letto la sardonica frase di Karl
sul “modo di esistenza che crea la coscienza” (traduco: chi vive
da ricco, pensa e giudica da ricco e difende il sistema sociale anche
più ingiusto, perché lo sente naturale e meritevole). E Walter
Veltroni? “Mai stato comunista”, disse. Ed era iscritto al Pci
dall’età di 14 anni. Credeva d’essersi iscritto ad una
bocciofila.
Per
anni ed anni, essere comunisti o compagni di strada, è stato di
moda.
Era “attuale” e moderno, faceva
stile essere
rosso. Era “la tendenza del momento” per cui si veniva invitati
nelle tv, a scrivere opinioni sui grandi giornali, nei salotti buoni,
negli ambienti che contano, e nelle direzioni mediatiche potenti.
S’intende
che sono rimasti di moda, adottando le mode sociali della sinistra
“attuale”: non più quella totalitaria (su cui avevano giurato, e
che volevano imporre al Paese), ma quella libertaria. Radical-chic.
Sessantottina. Edonista. Paolo Mieli, allora direttore
del Corriere, indicò
la strada:con articoli che proclamavano “il ritorno al Privato”.
Prima, era stato di moda il contrario: “Il Privato è politico”,
“Tutto è politica”, la ”rivoluzione sociale, il collettivismo”
richiedevano il sacrificio di ogni intimità. Adesso, contrordine
compagni: tornate al privato. Agli amori, agli ed alle amanti dei
vari sessi, alle regate, alle cene sulle terrazze romane immortalate
da Ettore Scola, alle vacanze intelligenti fra “noi che siamo à
la page”.
I Vip Non aspettavano altro, gli intellettuali ..

Come
ricorda Cesare Sacchettti:
Morto
Giorgio Napolitano. Si chiude il ciclo del 2011 che portò ad una
interminabile serie di presidenti del Consiglio direttamente scelti
da Londra, Bruxelles e dai club segreti transnazionali. Si chiude il
ciclo di uno degli uomini che guidò la transizione dalla Prima
Repubblica alla Seconda Repubblica voluta dallo stato profondo di
Washington. Si sta chiudendo un’epoca. L’epoca dei tradimenti
contro l’Italia.