Ambientalismo
21 marzo 2023 IL CLIMA CAMBIA MA LA CO2 NON C'ENTRA. L'EMERGENZA NON È GOVERNARE L'ACQUA SICCITÀ – Franco Battaglia «Speriamo che quest’oggi piova – ha declamato recentemente a Nairobi, in Kenya, Sergio Mattarella, accompagnando l’auspicio con gli occhi e la mano rivolti al cielo – ma la siccità che si sta registrando è un elemento allarmante, un sintomo delle gravi conseguenze del mutamento climatico, un sintomo che si avverte ovunque nel mondo. Anche nel nostro Paese, in Italia, avvertiamo l’esigenza di pioggia: non possiamo dimenticare la tragedia del ghiacciaio che si va esaurendo e, crollando, ha travolto molti gitanti. Per questo esorto la comunità internazionale a procedere con decisione sulla strada dei provvedimenti che consentano di contrastare con efficacia il mutamento climatico. Ci duole che alcuni Paesi non si rendono conto che non si può rinviare questo tema a un secondo tempo; un secondo tempo che non c’è: bisogna affrontarlo adesso, con molta determinazione». Oh, Signor Presidente! Non vorrà farmi la fine di Greta Thunbergh – una che non studia prima di parlare – che ha in questi giorni provveduto a cancellare un tweet che aveva lanciato 5 anni fa: «Il cambiamento climatico farà estinguere l’intera umanità se non interrompiamo l’uso dei combustibili fossili entro 5 anni», scrisse. Altri che, come Greta, non studiano, sono quelli dei telegiornali, che da alcuni giorni avvertono che, a causa dei cambiamenti climatici, non solo lo sarebbero in Kenya, ma anche noi in Italia saremmo afflitti da una insolita siccità. Vediamo però come stanno le cose. Le precipitazioni nel corso degli ultimi 100 anni in Kenya e in Italia sono illustrate in figura. Non è necessaria alcuna dettagliata e pelosa analisi per rendersi conto che se è vero che all’interno di un anno vi sono periodi più piovosi e periodi meno piovosi, che nel corso dei decenni vi sono anni più piovosi e anni meno piovosi, che da una regione all’altra ve ne sono di più piovose e di meno piovose, è anche vero, però, che se si guardano tempi più lunghi, non si osserva alcuna variazione che abbia un qualche significato apprezzabile dal punto di vista fisico.
Figura 1. Precipitazioni (in mm) nel corso degli ultimi 100 anni in Kenya e in Italia. (Fonte: Tradingeconomics.com, WorldBank). Le variazioni osservate sono analoghe a quelle che si osservano tra il numero di teste e di croci quando si lancia molte volte una moneta, anche non truccata. Nei casi di piovosità, appare anzi evidente dalla figura che in Kenya gli anni recenti sono stati più piovosi che nella media degli ultimi 100 anni. È il cambiamento climatico? Certo che no. O meglio: certo che sì, nel senso che il clima cambia, sempre, per sua propria natura. Per l’Italia, il cambiamento consiste di una leggera flessione opposta a quella che in Kenya, e la ragione è la stessa: il clima cambia per sua propria natura. Ed appare cosa curiosa assai questa CO2 che globalmente aumenta e che farebbe aumentare le piogge in Kenya e diminuirle in Italia. Le flessioni, in sé, poi, non hanno alcunché di emergenziale. L’emergenza è un’altra, come vedremo fra poco. In ogni caso, per l’Italia, l’anno meno piovoso degli ultimi 100 anni fu il lontano 1944, caro Presidente Mattarella, quando la CO2 era ai suoi livelli naturali. Le cose non cambiano con gli altri Paesi del resto del mondo. A titolo di esempio, prendiamo gli Usa e, per rompere la monotonia, mostriamo stavolta le variazioni dal valor medio delle precipitazioni (in mm) e dell’indice di siccità: per entrambe le variabili, oggi le cose non sono diverse da 100 anni fa. Anzi, la fluttuazione statistica le pone oggi, negli Usa, leggermente migliori.
Figura 2. A sinistra: Variazione delle precipitazioni (in mm) dal valor medio (posto uguale a zero) nel corso degli anni 1900-2015 negli Usa. A destra: Indice di siccità nel corso degli anni 1895-2020 negli Usa; i valori negativi indicano anni più siccitosi rispetto alla media (posta uguale a zero) calcolata negli anni 1930-90. (Fonte: National Oceanic and Atmospheric Administration, Usa). E quelli di questi giorni di Marzo sono, per l’Italia, giorni così pericolosamente siccitosi come i Tg nazionali ci allarmano? La risposta è no. Cercate con Google la diga di Ridracoli, in quel di Forlì: dalla webcam disponibile nel sito internet, potrete ammirare l’invaso pieno fino all’orlo, e così è da circa un mese. Nell’ultimo anno, il minimo di riempimento lo toccò lo scorso Novembre, quando il volume d’acqua era un terzo di quello di oggi ma, comunque, il doppio di quello che viene normalmente prelevato per soddisfare il fabbisogno idrico locale. Allora dov’è l’emergenza? L’emergenza sta nella mancanza di manufatti umani come l’invaso di Ridracoli e altri invasi già esistenti. L’emergenza sta nel fatto che l’acqua – e nel nostro Paese ve n’è in abbondanza – se non è governata se ne va al mare quando non crea danni. Invece, essa va governata: va raccolta quella dei periodi di piena (circostanza che ha anche il vantaggio di impedire indesiderate alluvioni) per poi distribuirla nei periodi più siccitosi. Signor Presidente, signori dei Tiggì: noi non possiamo – e neanche vogliamo – governare il clima. Però possiamo governarne gli effetti; le acque montane, nel caso in parola. Esattamente come, per proteggerli dal peso della neve, costruiamo spioventi i tetti delle case in montagna, anziché sognare di tentare di evitare che nevichi. Vi pare? Articolo pubblicato sul quotidiano LA VERITÀ il 21 marzo 2023 ... |