Russia
09 giugno 2022

L'UCRAINA OSTAGGIO DI GRUPPI NAZISTI CON LA COMPLICITÀ DELLA UE


È un fatto del mondo che esso – oggi come sempre – è popolato anche da individui (o gruppi di individui e, a volte, interi Stati) che, per farla breve, potremmo definire dei fuori di testa. Uno di costoro è stato tale David Lane, morto nel 2007 in qualche prigione americana, ove si trovava per scontare una pena di 190 anni, essendosi macchiato di crimini razzisti, oltre che di omicidio indotto da motivazioni razziste. Assertore della supremazia della razza bianca, membro del «Movimento di Resistenza Ariano», un’organizzazione terrorista nota anche come «L’Ordine», coniò lo slogan preferito dai suoi pari, noto come «Le 14 parole», che sono queste: «Noi dobbiamo assicurare l’esistenza al nostro popolo e un futuro ai bambini bianchi».


Quando morì, Lane fu commemorato dai suoi – chiamiamoli così – fan, in particolare in Ucraina. Intelligence Report, il periodico di una organizzazione che monitora le attività di gruppi estremisti razzisti, riferisce di codeste «manifestazioni di commemorazione occorse a Kiev ove, davanti l’Ambasciata americana, oltre 100 manifestanti marciarono in una fiaccolata, esibendo immagini in onore del defunto terrorista David Lane».


«Manifestazioni di commemorazione occorsero a Kiev ove, davanti l’Ambasciata americana, oltre 100 manifestanti marciarono in una fiaccolata, esibendo immagini in onore del defunto terrorista David Lane». (Fonte: Intelligence Report, ottobre 2007).


Uno di questi gruppi estremisti è il C14, dove la C è la lettera cirillica per il suono della nostra “esse” e starebbe per «Sich» il nome dato ai centri amministrativi cosacchi, mentre il 14 è il riferimento al già detto motto di Lane. In un articolo del 19 marzo 2018 dell’Agenzia Reuters, si legge che: «L'Ucraina non è l'unico Paese che deve fare i conti con una rinascita di movimenti di estrema destra. Ma la recente scelta di Kiev di incorporare gruppi armati indipendenti nelle proprie forze armate regolari rendono la minaccia ultranazionalista in Ucraina un problema considerevolmente più complicato che altrove. Gli estremisti ucraini sono raramente puniti per atti di violenza e, in alcuni casi, anzi, la polizia li protegge. I collegamenti tra le forze dell'ordine e gli estremisti danno agli alleati occidentali dell'Ucraina ampie ragioni di preoccupazione. C14 e il governo della città di Kiev hanno recentemente firmato un accordo che consente a questo gruppo di estremisti radicali di istituire una "guardia municipale" per pattugliare le strade; tre di queste forze di guardia gestite dalla milizia sono già registrate a Kiev e almeno 21 operano in altre città». Concludeva, profetico, l’articolo di 4 anni fa della Reuters: «Non esiste un modo semplice per sradicare il virulento estremismo di estrema destra che sta avvelenando la politica e la vita pubblica ucraine, ma senza sforzi vigorosi e immediati per contrastarlo, esso potrebbe presto mettere in pericolo lo Stato stesso».


Miroslav Radachowsky è un giudice slovacco, ora in pensione, che nel 2019 fu eletto nel Parlamento Ue. Il 7 novembre di quello stesso anno presentava la seguente interrogazione alla Vice Presidenza della Commissione Ue: «Secondo le informazioni in mio possesso, il gruppo C14 è un gruppo paramilitare dell’estrema destra radicale che ha strette relazioni col partito ucraino nazionalista Svoboda. I membri di C14 sono anche stati accusati di crimini ispirati dall’odio, inclusa la diffusione di materiale razzista. Chiedo pertanto all'Alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza: dato il crescente estremismo, antisemitismo, razzismo e xenofobia nell'Unione europea, v’è l’intenzione di introdurre divieti di viaggio e altre misure restrittive contro i leader del violento gruppo militante neonazista ucraino C14 e altri nazionalisti ucraini radicali implicati in omicidi, intimidazioni di minoranze etniche e altri crimini violenti?».


La risposta, che perveniva il 6 febbraio 2020, era firmata direttamente dal Vice-presidente Josep Borrell: «La Ue è perfettamente consapevole dei legami tra il gruppo C14 e i movimenti di estrema destra e segue da vicino e con attenzione gli sviluppi in Ucraina, inclusi i passi legislativi che potrebbero avere conseguenze sulla democrazia e sui diritti umani».


Cosa concludere? 1) La necessità di de-nazificare l’Ucraina non è un pretesto odierno di Vladimir Putin che ha bisogno di giustificare le azioni aggressive che ha deciso d’intraprendere, ma un problema noto da tempo agli osservatori internazionali e, in particolare, alla Unione europea. 2) Volodymyr Zelensky, pur estraneo a sentimenti neo-nazisti, non ha saputo – e forse non ha potuto – liberarsi di quella minoranza pervasa da tali sentimenti e che si è ritrovata ad occupare posizioni preminenti nel governo del Paese. 3) La stessa Costituzione ucraina del 1996 contiene in sé articoli che, messi nelle mani sbagliate, hanno permesso l’implementazione di leggi volte alla discriminazione quando non ad azioni di pulizia etnica nel Paese. 4) Il popolo ucraino, la cui stragrande maggioranza nulla ha a che fare con sentimenti razzisti, è la vera vittima di scelte, sia interne del proprio governo, sia esterne – vuoi russe, vuoi occidentali – che stanno disseminando distruzione e morte.


In particolare, quanto mai esiziali appaiono le scelte e le posizioni dell’Occidente, compresa, tutto sommato, quella del Papa. Il primo perché dice di voler la pace ma sta inviando armi. O, peggio, sembra non vedere altra via d’uscita se non la resa incondizionata della Russia: che è come volere la morte certa dell’Ucraina. Il secondo perché, a oggi, per quel che mi risulta, non ha invitato il Presidente ucraino all’unica mossa – la resa – che avrebbe interrotto questo grottesco massacro.


Il mio sospetto è che verrà purtroppo il giorno in cui ci si chiederà se la lotta per il mantenimento all’Ucraina della Crimea o del Donbass sarà valsa una sola vita umana. Una lotta – ha detto bene Sergio Mattarella – fuori tempo, ottocentesca, anche se, temo, egli stesso non si rendesse conto del senso di ciò che diceva. Quando quel giorno verrà, sarà troppo tardi.


Franco Battaglia - Articolo pubblicato sul quotidiano LA VERITÀ il 9 giugno 2022








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